Bioplastica: Cos’è? Quali sono i suoi Vantaggi e Svantaggi?

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Bioplastica: Cos’è? Quali sono i suoi Vantaggi e Svantaggi?

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Cos’è la bioplastica?

Questo termine indica una sostanza plastica composta – interamente o in parte – da biomassa organica invece che dalle tradizionali molecole derivanti dal petrolio. La proprietà biodegradabile insita in alcuni di questi materiali costituisce uno dei loro maggiori vantaggi. Risulta però particolarmente facile confondere i diversi termini in uso sull’argomento; sebbene siano tra loro molto simili, infatti, molte parole riguardanti le bioplastiche non sono intercambiabili. Vediamone alcuni esempi.

  • Cosa significa “bio” – plastiche? Questo è un termine piuttosto vasto che si usa in riferimento ad un composto formato, in parte o nella sua totalità, da molecole di natura vegetale. Tra le materie prime rinnovabili più utilizzate per la produzione di bioplastica troviamo l’amido e la cellulosa, spesso derivati dal mais e dalla canna da zucchero. Le plastiche “bio” però, pur differendo dai polimeri più comuni a base di petrolio, non sono sempre biodegradabili.
  • Cosa significa “plastica biodegradabile”? La composizione di una materia plastica (a base di petrolio o di biomassa) non condiziona la sua qualità biodegradabile. La biodegradazione, infatti, è un processo in cui microbi, funghi e altri microrganismi decompongono un determinato materiale tramite complessi processi enzimatici. Tecnicamente, quindi, tutti i materiali risultano essere biodegradabili, ma per ragioni ovvie e pratiche solo quelli che si degradano in un periodo di tempo relativamente breve (solitamente settimane o mesi) vengono definiti tali. Come già anticipato nel punto precedente, non tutte le bioplastiche sono considerate biodegradabili: quelle che non si decompongono nel giro di settimane o mesi vengono infatti definite “durevoli”. Esistono polimeri plastici a base di petrolio che, in condizioni ottimali, si decompongono più in fretta delle loro controparti a base di biomasse organiche.
  • Cosa significa “plastiche compostabili”? Un polimero plastico viene definito compostabile se è in grado di subire una decomposizione biologica in un apposito sito di compostaggio. Per poter essere in possesso di questa qualità, inoltre, al termine del processo la plastica non può essere visivamente distinguibile e deve necessariamente trasformarsi in anidride carbonica, acqua, composti inorganici o biomassa. L’aspetto più importante che definisce “compostabile” un tipo di plastica è il mancato rilascio di residui tossici durante la sua decomposizione; quest’ultima deve avvenire allo stesso ritmo dei materiali compostabili più conosciuti (per esempio la cellulosa). Il compostaggio di alcune materie plastiche può essere effettuato anche nei giardini delle abitazioni, mentre quello di altre richiede dei processi più complessi in siti appositi, in cui le temperature sono più elevate.

Come affermato in precedenza, mais e canna da zucchero sono due materie prime usate di frequente per la produzione di bioplastica. Ciononostante, esistono molte altre opzioni tra le quali scegliere. Per esempio, nel 2013 Elif Bilgin (allora sedicenne) vinse un premio per aver creato bioplastica dalla buccia della banana. Altre risorse rinnovabili quali la buccia del mango e delle patate sono state utilizzate in Europa per sviluppare nuove tipologie di packaging, soprattutto nel settore alimentare.

 

In quali campi si utilizza la bioplastica?

Questo particolare materiale esiste da più di cento anni. Olio di mais e di soia erano due elementi usati nella fabbricazione di alcune parti delle macchine Ford. In tempi più recenti, molti prodotti di uso quotidiano sono composti da bioplastica, quali i contenitori alimentari, le buste della spesa, gli utensili biodegradabili e molti altri. I polimeri plastici “bio” possono anche essere impiegati in applicazioni di livello ingegneristico, come negli involucri degli accessori elettrici ed elettronici. In breve, questi materiali si sono fatti strada in molti settori industriali, dall’automotive all’elettronica, dall’agricoltura al tessile.

 

Quali sono i benefici della bioplastica?

Il maggiore vantaggio di una fiorente industria di bioplastica è sicuramente un minore impatto ecologico e, di conseguenza, un ecosistema meno inquinato.
Teoricamente, il problema delle isole di plastica negli oceani potrebbe essere in parte risolto grazie all’impiego delle bioplastiche. Ma, come è stato specificato nei paragrafi precedenti, non tutte queste si degradano in un arco di tempo contenuto; è realistico affermare che alcune di esse si decompongono dopo decenni o addirittura secoli, soprattutto se non differenziate correttamente.
La bioplastica sta guadagnando popolarità in quanto non possiede biosfenolo A o, come viene comunemente chiamato, BPA. Il BPA viene spesso utilizzato per produrre oggetti in plastica, soprattutto quelli che richiedono una certa rigidità. Sebbene non ancora scientificamente provato, pare che questa sostanza possieda degli effetti collaterali sulla salute umana e in particolare sul nostro equilibrio ormonale. Ad inizio 2018, l’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha abbassato di più di 10 volte la soglia consentita di BPA all’interno degli involucri destinati agli alimenti e ne ha proibito interamente l’uso per produrre contenitori alimentari riservati a bambini e neonati. Sotto questo aspetto, quindi, le bioplastiche costituiscono una valida alternativa alle plastiche tradizionali. A seconda del diverso materiale, il processo di fabbricazione di alcune bioplastiche produce livelli inferiori di gas serra rispetto a quello di plastiche a base di petrolio. Per esempio, l’acido polilattico (o PLA) è un poliestere termoplastico che può essere ottenuto da macchinari già esistenti, rendendo la sua produzione economicamente vantaggiosa.

 

Quali sono, invece, i suoi svantaggi?

Il primo svantaggio che molti di noi devono fronteggiare è la difficoltà nel distinguere quale materia plastica o bioplastica sia biodegradabile, compostabile o riciclabile. Per questo, infatti, molte bioplastiche vengono differenziate in modo sbagliato. La scorretta differenziazione o la mancanza di luoghi appropriati in cui convogliare tali rifiuti diminuisce nettamente il valore dei potenziali vantaggi insiti in questi materiali. Un ulteriore svantaggio riguarda la coltivazione di materie prime rinnovabili e di biomassa, che rischia di incidere molto sulla carbon footprint.

 

L’acido polilattico (PLA): una delle bioplastiche più conosciute

L’acido polilattico, o polilattato, possiede caratteristiche simili al polipropilene, al polietilene e al polistirene. Come accennato in precedenza, può essere prodotto da apparecchiature già esistenti, come quelle utilizzate per produrre le materie plastiche destinate all’industria petrolchimica. Secondo i dati, il PLA ha il secondo volume di produzione di qualsiasi bioplastica al mondo (il più prodotto è l’amido termoplastico, che è comunemente usato per fabbricare sacchetti e utensili per alimenti). Vi è una vasta gamma di applicazioni possibili per il PLA: tra le più comuni possiamo annoverare la pellicola da cucina, le bottiglie ed i dispositivi medici biodegradabili. L’acido polilattico si restringe se posto vicino a fonti di calore; ciò lo rende particolarmente adatto ad essere impiegato come materiale termoretraibile. Per di più, la sua facilità di scioglimento permette di utilizzarlo in modo consistente nel settore della stampa 3D. La sua particolare sensibilità al calore, però, impedisce di utilizzarlo per creare tazze e contenitori alimentari in cui vengono spesso inseriti cibi o bevande molto calde.

La produzione di bioplastiche è sicuramente un passo in avanti rispetto ai materiali derivati dai combustibili fossili, soprattutto dal petrolio. Va però precisato che, sebbene la direzione sia quella corretta, molto deve ancora essere fatto. Trovare quotidianamente metodi alternativi ed evitare l’impiego delle materie plastiche permetterà di diminuire il volume dei rifiuti prodotti. Convogliare la plastica in centri appositi per una sua corretta differenziazione o utilizzare sempre più plastiche biodegradabili, inoltre, aiuterà a mantenere più pulito il nostro Pianeta.